D’Alfonso Sabina

Sabina D’ALFONSO, nasce nel 1960 a Scafa(Pe) , dove vive ed opera. Pittrice autodidatta, figurativa, ha esposto in varie mostre e concorsi, ottenendo premi e riconoscimenti. Si è perfezionata frequentando lo studio di Elena Pacaccio. Fra le mostre e i premi più recenti si ricordano ¼ 2001: premio di pittura estemporanea di Pescosansonesco, premio D’Annunzio di Pescara(4° Premio) – 2002: premio D’Annunzio di Pescara( Targa) – 2003: premio Oscar dell’Arte Contemporanea di Castrocaro Terme, estemporanea di pittura Abbateggio in Arte (premio acquisto)-2004: premio D’Annunzio di Pescara (premio acquisto), estemporanea di pittura Abbateggio in Arte(premio acquisto). Hanno scritto di lei  vari critici tra cui Nella Di Martino, Maria Rosaria Belgiovine, Salvatore Perdicaro, Vito Cracas ed altri su pubblicazioni specializzate, fra cui L’Elite. Sue opere si trovano in collezioni private in Italia e all’Estero.

“”””””” La pittura di Sabina D’Alfonso è ricca di spunti ispirativi nati dal fascino che la natura, i fiori, i doni stagionali, il paesaggio, la figura esercitano in questa sensibile artista, così come ogni altra realtà che ne sommuove interiormente l’innata sensibilità creativa. Operando nel contesto di una figurazione che conserva i tratti di una sobria e rigorosa impostazione, la pittrice abruzzese ha affinato nel tempo le sue istintive doti, sia per quanto attiene alla composizione grafico/prospettica, sia per ciò che concerne il dettato cromatico e luministico. Le sue immagini sono ben definite, curate nell’assetto delle proporzioni, nel gioco delle luci e delle ombre, con una armonizzazione che lascia trasparire raffinatezza di gusto estetico e calore di sentimento.  La ricerca pittorica di Sabina D’Alfonso ha come base uno studio accurato delle cose, un’osservazione attenta degli eventi e una notevole capacità di poetica introspezione.  Tre elementi , questi, che rendono possibili delle visioni sempre nuove della realtà, trasfuse nella stesura grafico/cromatica con le loro variazioni dense di significati e simbologie.  La bellezza colta nei soggetti si rivela nell’armonia delle forme, nei meditati accordi timbrici e tonali, nella luminosità diffusa degli ambienti, nelle atmosfere discrete degli interni. Una composta orchestrazione sorregge gli insiemi, dove la pittrice fa emergere particolari figurali di notevolissimo pregio, fiori e frutta di rara freschezza, volti straordinariamente intensi, oggetti che esprimono liriche memorie, arcane cadenze narrative… in una pittura dove il pathos dell’animo si consegna alla dimensione rappresentativa filtrato da una serena idealizzazione creativa. (V. Cracas) ”””””””

<<L’espressiva figurazione di Sabina D’Alfonzo non si limita al compiacimento di una realistica fedeltà al soggetto, .ma espone con sapienti accenni simbolici interessanti riflessioni e intime emozioni. Paesaggi, nature morte, fiori, che spesso ricorrono nei suoi dipinti, sono visive rappresentazioni della bellezza e, nello stesso tempo, interpretazioni metaforiche di motivi peculiari dell’esperienza esistenziale:gioia e tristezza, avversità e fortuna, il trascorrere del tempo e della vita… Le immagini sono offerte allo sguardo dell’osservatore in composizioni equilibrate, concepite con un gusto spiccato per una figurazione composta con armonia, sia nel tratto che nelle assonanze cromatiche, vitalizzata dalle scelte particolarmente intonate ai contenuti. La suggestiva, melodica architettura di tinte, luci e variazioni tonali è ritmata con eleganza e conferisce ai dipinti un fascino poetico.> (S.Perdicaro).

 

Indirizzo studio:  65027  –  Scafa  (PE)  Italiy

Via  Decontra, 192

Tel.  347.5247494

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D’AGUI’ LEONE

SENTIMENTO E COLORE

                                                     (Recensione critica a cura di Maria Augusta Baitello)

Il sentimento intenso della natura colmo di vita in fermento è esaltante quanto le emozioni ora inquiete, ora gioiose di chi si appresta a dipingere sulla tela. La natura si guarda, si respira, si sente e si soffre ancor prima di esprimerla attraverso il linguaggi di forme e colori ed è così che Leone D’Aguì si immedesima nella meravigliosa atmosfera di una “Nevicata” o nello strabiliante sfavillìo dei colori primaverili. Una pittura materico-gestuale la sua che ha molto, in termini di sintonia concettuale, con i pittori bolognesi Mandelli e Morlotti o, se il parallelismo avviene a livello di intervento pittorico, a Wols o Pollock esponenti di quella corrente informale statunitense che partiva pur sempre dal modello insuperabile della natura.  La gestualità sfrenata caratterizza un codice ed una carica espressivi fortissimi dove il colore prende prepotentemente il sopravvento. In questa efficacissima direzione stilistica si sta muovendo l’artista quale consequenziale punto d’arrivo dopo anni di attività introspettiva alla quale è succeduta l’esperienza diretta in ambito pittorico.  Una sorta di vitalismo è insito nelle morfologie fluide e veloci che evadono, risistemano e ghermiscono le figurazioni latenti presagite attraverso il filtro della sensibilità acuita.  Inutile dire che la caratteristica predominante in D’Aguì è questo moto vitale che corre verso una meta ben precisa: la riacquisizione dei valori della natura. Di quella dimensione, s’intende, a cui l’uomo appartiene per intero ma dalle quale sembra essersi definitivamente distaccato.  Il pittore, al contrario, recupera i significati più veri di alberi, fiori, paesi, atmosfere campestri, paesaggi assolati o coperti da coltri innevate tramite un linguaggio già definito gestuale ma rafforzato adesso da un penetrante senso romantico.  L’artista riesce ad evocare visioni naturali con un’immediatezza fenomenologica straordinaria, il suo è un trattenere le emozioni relative a quelle particolari situazioni stagionali o metereologiche. I sui dipinti si strutturano su suggestioni sensoriali scaturite dall’osservazione e dall’ascolto della realtà naturale.  Si evidenzia nel pittore un profondo senso del colore e delle sue leggi tonali; basti riflettere sul fatto che solamente attraverso la disposizione di questo sulla superficie pittorica, senza la minima traccia di figurazione, l’artista riesce a comunicare precisi dati espressivi. La spatola rastrella il grumo cromatico che si fa oro striato, ora simile ad una deflagrazione in cui miriadi di particelle policromatiche esplodono in una fantasmagorica inondazione luminosa. Colore dunque ma anche intensa luminosità, specie di lume immanente dovuto all’uso pressoché abituale di colori puri. Ecco allora che con una capacità straordinaria D’Aguì riesce a ricreare e rendere quasi tangibile il profumo delle ginestre di un giallo acceso e brillante o quello più dolce delle violette immerse in un mare verde di fili d’erba mossi dal lieve vento primaverile. Ancora il pittore evoca mari in tempesta, paesaggi sfumati in nebbie impalpabili o gremiti da lembi di fuoco dove, tra l’altro, si evidenzia la consapevolezza del senso spaziale nel degradare degli interventi cromatici.  Nella maggior parte dei dipinti esiste una modalità materica gestita da interventi ritmici ricchi di enfasi ed eguagliabili per potenza cromoluminare agli spettacolari giochi pirotecnici.   La peculiarità di far coincidere perfettamente il dato significante, fornitoci dalle definizione informale e dal colore, al dato  di significato o contenuto dell’opera, fa sì che D’Aguì realizzi ogni volta quell’unità di componenti da cui l’arte non può discostarsi senza cadere in pure dissertazioni estetiche fini a sé stesso.  L’arte autentica, diversamente, recupera ed elabora tutti i suoi elementi strutturali in un ruolo che le è stato affidato fin dall’inizio dei tempi e che è quello di arricchire e gratificare lo spirito dell’uomo. Leone D’Aguì ha interiorizzato tali verità, consapevole dei valori acquisiti, conscio del proprio importante ruolo di artista. ( Maria Augusta Baitello)

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Astrattismo materico

                                                   ( Recensione critica a cura di Leo Strozzieri )

La pittura di Leone D’Aguì è frutto di una visione lirica della natura, alla quale sempre l’artista fa riferimento nelle sue tele. Comunque l’incontro con il reale, mai assume carattere veristico, grazie alla sua simpatia per l’astrattismo informale. In base ai canoni della poetica informale, D’Aguì dà grande rilievo all’aspetto materico; una materia pittorica la sua intrisa di luce con una forte componente onirica. Infatti il sogno è elemento determinante per cogliere l’essenza del proprio io e della natura. C’è da aggiungere altresì che la ricerca di D’Aguì si lascia apprezzare per un solido impianto architettonico; spesso si evidenzia una struttura circolare delle macchie cromatiche estremamente  energetiche al limite del perimetro cinetico. E’ il cinetismo di chi è consapevole della variabilità delle cose sotto la spinta anche del fattore luce. Un artista di talento D’Aguì a cui non mancheranno lusinghieri successi.   (Leo Strozzieri )

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Astrattismo materico

                                                   ( Recensione critica a cura di Maria Clivio )

Uscito dall’esperienza pittorica di timbro metafisico, Leone  D’Aguì adotta un linguaggio  informale. Con le sue opere ci consegna messaggi significativi attraverso immagini sulla natura vista attraverso la sua sensibilità. La natura è per lui fonte di meditazione, di vita, forza prorompente che la ritroviamo nelle sue opere ricche di colore e materia, tanto da voler uscire dalla tela e avvolgerlo, dandogli quella sicurezza che solo la natura sa dare. La sua arte è vitale; la pittura, cromaticamente accesa, è ritmata sulle note dell’emozionalità        (Maria Clivio)

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Una ricerca in continuo movimento, importante corposita’ materica..

                                                      ( Recensione critica a cura di Angelo Crapanzano )

Una tecnica pittorica istintiva e personale caratterizza lo stile di Leone D’Aguì. Il colore è l’elemento conduttore di questa ricerca in continuo movimento: la pennellata acquista un’importante corposità materica e volge alle tonalità più dirompenti, spesso in contrasti impensabili e audaci che ne esaltano la lucentezza. L’effetto percettivo da parte del fruitore dell’opera  è di forte impatto sensitivo: il colore si impone in tutta la sua potenzialità con un effetto che va  dall’affascinante al conturbante, al violento… Il bilanciamento equilibrato delle composizioni pittoriche rivela un’energia vitale che non si può ricondurre a nessun particolare, ma all’intera costruzione dell’opera: così dai suoi quadri sembra scaturire una vitalità formale tutta astratta in cui ogni spettatore può riversare le proprie emozioni  e al contempo ritrovarsi in coinvolgimento artistico universale.              (Angelo  Crapanzano)

Indirizzo studio: Via Torrione, 9       65020-Abbateggio (PE)

 Email :  leone_dagui@yahoo.it

Tel. Cell. : 327.8351774

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BUONGRAZIO MARIO

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Mario Buongrazio è nato  nel 1945 a Chieti  dove vive ed opera. E’ pittore figurativo moderno. Diplomato all’Accademia delle Belle Arti di Roma. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive, tra le quali quelle di Chieti, Pescara, Roma, Ortona, Rimini, Milano ecc.. Vanta un lunghissimo elenco di premi e riconoscimenti, più di quattrocento e tutti prestigiosi,  in campo nazionale ed internazionale, tra i quali si citano: il Premio “Basilio Cascella” di Ortona, il Premio “Città di Certaldo”, il Premio “Città di Foggia”, la medaglia d’Oro della Galleria Eustachi di Milano, Numerosi inviti e presenze in tante parti del mondo tra cui in America, Francia, Germania, Belgio, Spagna ecc.. In permanenza presso la Galleria  “Ancis Arte” di Pescara. Hanno scritto di Buongrazio molti critici tra i quali Rolando D’Alonzo, Gino Orsini, Carlo Marcantonio, Antonio Bandiera, Renato Guttuso, Giorgio De Chirico, ecc..

<<<<…L’adeguato uso dello spazio, la morbida geometria di forme e volumi, la modulata superficie del tessuto pittorico sono le componenti per le quali il Buongrazio anima una struttura compositiva. La varietà di soggetti , personaggi e gesti della quotidianità resi da disegno, da una attenta osservazione, dal dosaggio del colore e della luce danno il senso della riflessione analitica del nostro sul linguaggio della pittura…>>>>                                    (Vitaliano Gargiulo).

<<<<…Pittore del raggio verde significa che Mario Buongrazio è il pittore dei tramonti e delle aurore quando la luce si fa rosea e tutti i colori si trasformano essenzialmente in un raggio dal colore verde. Già vi è stato chi scrivendo, una qualche decina di anni fa della pittura di Mario Buongrazio, intuiva un’analisi estetica matura, senza però risalire all’essenza coloristica che caratterizza un tale genere di pittura che appare tutto verde, cosicché il discorso finiva con l’essere un approccio ad una pittura di verdi e di palline fanciullesche, anziché parlare di un’analisi estetica matura, come in vero pensiamo noi. >>>>>>>…                                                       (Camillo Cinalli)

Indirizzo Studio: Via Picena, 34  –  Chieti   ( CH )

Tel. : 0871.348485

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BRANDIMARTE ROSAMARIA

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Rosamaria Brandimarte nasce nel 1952 a Scafa (PE). Nel 1970 si diploma al Liceo Artistico di Pescara all’epoca della docenza di valenti maestri quali Misticoni, Pittoni, Del Greco. Si laurea in architettura nel 1976. Dopo un ventennio di professione libera, nel  2001 comincia a lavorare come tecnico nel Comune di Guardiagrele e riprende a dipingere ad acquerello. Nel 2005 conosce gli artisti abruzzesi Leone D’Aguì, Mario Di Donato ed Emidio Stella e, spronata da costoro, intraprende l’avventura dei concorsi di pittura in estemporanea con ottimi risultati. Prova sempre un’intensa emozione a dipingere “en plein air”, cioè nella maniera impressionista.

“La sua pittura parte sempre dalla perfezione dell’impianto architettonico e da una meticolosa costruzione quale che sia il soggetto rappresentato. La sapiente colorazione, con ottimi effetti di luci ed ombre, dà il giusto risultato alla prospettiva e all’omogeneo bilanciamento cromatico. (…) Le gocce colorate scendono, si allargano, si adagiano sulla ruvida carta, abbracciandola. La mano dell’artista controlla e accompagna il risultato finale: ogni volta un’emozione diversa e più forte”. (Leone D’Aguì)

Via Pescarina n. 219 – Turrivalignani (PE)

Tel. 329 06273639  –  rosa.brandimarte@gmail.com

 

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ASTOLFI LUCIANO

 

LUCIANO ASTOLFI

 Luciano Astolfi, nato nel 1960 a Cellino Attanasio (TE), vive e lavora a Roseto degli Abruzzi. Diplomato all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila sotto la direzione di Gino Marotta e G. Notargiacomo, ha partecipato con realizzazioni sceniche e recitazione allo spettacolo teatrale di Fabio Mauri “Gran serata futurista” ed al film ”Una città per la musica” di Bruno Vespa. Autore della “Rosa d’oro”, scultura che viene assegnata a personaggi dello sport e della cultura. “La sensibile intuizione del pittore è attenta a cogliere riferimenti esterni e introspettivi con estrema fluidità, compenetrandoli nell’intenso ritmo delle trame cromatiche e nel libero germinare delle forme, che fantasiosamente espongono le tematiche, caricandole di sogni, inquietudini, emozioni del vissuto quotidiano. Pittura molto personale, questa di Astolfi, dove si ravvisano echi di tendenze estetiche del nostro secolo, interiorizzate da un artista capace di proporsi attraverso una propria, valida sintassi espressiva.” Suoi lavori sono presenti in collezioni pubbliche e private.

La recensione….

Le segrete stanze del colore e della materia        a cura di Valerio Grimaldi

La stagione eroica del codificato informale italiano nasce nel nome di un grande critico Francesco Arcangeli e nel suo saggio su "Paragone" in cui prendeva corpo e storia quell'ultimo naturalismo che sarebbe stata la versione italiana degli esiti europei nati sull'onda dell'action paynting e dell'espressionismo astratto di oltre oceano. lasciare i territori sicuri della riconoscibilita' dell' immagine, delle icone iterate e di largo consumo, del visto reso nella sua realta', poetica e metabolizzata diventava esigenza inderogabile per un nuovo modello espressivo prodotto nel cortocircuito dell'emozione dipinta e di un'arte - come scriveva Paul Klee - che non riproduce cio' che e' visibile ma che rende visibile cio' che non sempre lo e'. Per arrivare a questo momento conclusivo l'artista traslava e convertiva in nervosi automatismi gli strumenti del suo "mestiere" rintracciandoli come provocazione, insulto, mediazione ed, insieme, nuovo modello: luce, materia, colore,segno, graffio, gtrasfert divenivano scrittura e scrittura e trasfert della inquietudine permanente di un inconscio collettivo senza ancore di certezza e dove l'efficace simulazione di una cosa - sono parole di Harold Rosemberg -  non puo' in nessun caso chiamarsi arte. Questo viaggio in picchiata al centrodell'emozione lo risolve magistralmente Luciano Astolfi, dominando l'impasto pittorico in una evocazione di magiche suggestioni comprese tra percorsi, diari di memoria e immersioni nel profondo naturale di cui traccia un ritorno compreso tra strappi di luce e carnalita' di colore rappreso.E' una pittura, quella dell'artista di Roseto degli Abruzzi, composta e severa pur nella liberta' di una sua fuga continua verso l'anima delle cose, una pittura-pittura che non conosce soluzioni precotte, che si risolve, di volta in volta, in uba esaltazione del tessuto materico aggrovigliato e sofferto o nella semplificazione di tracce appena accennate, quasi morfologiche, nel faraginoso succedersi della materia. Opere aperte senza steccati o condizionamenti di lettura, volutamente private di qualsiasi intralcio di angusta catalogazione o titolazione se non quella del fattore scatenante dell'atto pittorico che le ha prodotte e del quale vivono il fluttuante smarrimento e piacere di un work in progresso. Opere che indulgono tra una cupa, abissale successione di blu marini venati di rossirancidi e screziati e la francescana, severa successione di grigi e di bianchi nevosisegnati da linee di orizzonte improbabili a significare "l'oltre e l'infinito" di un reale impossibile.Il dramma freddo e controllato di Astolfi si sviluppa cosi' tra le stanze del ricordo e della memoria e gli improvvisi di incursioni annunciatein tempeste di naturale di cui si percepisce una forza o una dolcezza quasi atmosferica. Una pittura grondante di umori ma rarefatta nelle vibrazioni, stranito di colori forti, pieni, vischiosi ma anche intiepidita di tonalita' ambragite, bruciate, terrose, di ombre dall'azzurro tagliente, da presagi di nero. Una pittura che produce un contraddittorio effetto/affetto appena lo si incontra. Mentre, infatti, immediatamente scatta un senso di profonda inquietudine, di complicita', di contaminazione razionale nel contempo si avvertono pulsioni che confermano la citazione arcangeliana che "viene prima il brivido della vita che la struttura della mente", sintesi del "luogo"della pittura come accidente emotivo. Stupisce in Astolfi l'equilibrio di un gesto forte, continuo, senza pause di compiacente narcisismo. La superficie della tela o della tavola materializza, da subito, un suo corpo autonomo percorsa come e' da andamenti ondulatori, dal missaggio di materiali poveri e seriali, dai reticoli di carta e collage. Su questo piano gia' sofferto nella sua anomala , composita matericita', l'ampiezza di fare pittura vive sia di pennellate larghe e ariose che di graffi segnici e impalpabili come ferite a segnare la polpa grassa del grumo, o della scansione del colore.Si segnalano in questo contesto le suggestioni evocative dei notturni che smaltiscono scampoli di luminosita', i rosa e i rossi confusi nella luce cadente, le lame del giallo a segnare la fine del giorno ma anche "Discese" e"Oltre" (per citare solo due titoli) dove un tonalismo contrastato o certe sequenze di grigi e bianchi sporchi collassano di tracce sommerse e scansioni appena accennate a chiudere il plumbeo irregolare di viste lontane. E' cosi' che Luciano Astolfi, per le segrete stanze del colore e della materia, ripercorre con originalita' e talento lo spazio-tempo permanente di un Pollock, le cifre italiane di un Mandelli, di un Morlotti sino alla studiata attenzione per l'esausto, sfibrato colore di Afro. Tutti inseparabili, voluti  compagni di viaggio e polarita' certe ed ineludibili del suo fare arte

Indirizzo studio :   64026 - Roseto degli Abruzzi (TE)  -  Italia        Via Thaulero, 30

Info :   340 2240726

Mail :  lucianoastolfi@virgilio.it

Web  : www.lucianoastolfi.it
 
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ANTENUCCI LUCIA

 

Lucia Antenucci è nata e cresciuta a Tagliacozzo, storica città in provincia dell’Aquila dove si è combattuta la battaglia tra Corradino di Svezia e Carlo D’Angiò ricordata da Dante nella Divina Commedia. Tuttora vive ed opera nella città natale.

Sin dalle scuole medie ha avuto la passione per l’arte, tuttavia solo nel 1985 ha iniziato a dipingere da autodidatta, purtroppo però per un breve periodo, poiché a causa di una serie di vicissitudini è stata costretta a mettere da parte ciò che amava molto.

Ha ripreso a dipingere circa sei anni fa seguendo dei corsi di pittura presso alcuni maestri d’arte.

 A partire dallo stesso anno ha iniziato a partecipare alle estemporanee organizzate nella provincia dell’Aquila, tra cui Barete, Lecce dei Marsi dove ha vinto il 4° premio, Monticchio, ecc.; nella provincia di Pescara, tra cui Caramanico Terme e Turrivalignani ; nella provincia di Chieti e altre.

Nell’ottobre 2009 al concorso Premio D’Annunzio che si tiene a Pescara le è stata assegnata la targa “Premio Speciale della Giuria”.

Ha partecipato a svariate mostre collettive dove i suoi dipinti hanno riscosso molto successo tra il pubblico, e a delle manifestazioni a scopo benefico, il ricavato di una delle quali è stato devoluto ai terremotati dell’Aquila.

 

Indirizzo Studio:            

67069 – Tagliacozzo (AQ)     Via Madonna della Stella, 18

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Chi siamo

 

Il Presidente : Roberto Di Giampaolo,  pittore.

Il Vice Presidente   :  Lucio Monaco, pittore

 

Consigliere ,   Graziano Livorni,  pittore

 

Consigliere,   Tiziana Longo – Tesoriere

 

Consigliere,   Sara Di Giampaolo,  pittrice